La storia del Liceo “Archita”

Palazzo degli Uffici

 

Il Liceo Ginnasio “Archita” sorse nel 1872 come istituzione scolastica comunale e divenne Regio Liceo-Ginnasio con annesso Convitto nel 1899. Da quella data, salvo brevi parentesi belliche, è ospitato nel Palazzo degli Uffici, in locali ottenuti dalla sopraelevazione del vecchio Orfanotrofio per i figli di militari deceduti, istituito dai Borboni alla fine del ‘700. Questo storico edificio, dichiarato bene culturale e sotto vincolo della Soprintendenza ai beni A.A.C.C. di Bari, ha con i suoi lati dettato l’orientamento del reticolato viario del Borgo, mentre sul prolungamento del suo asse è stato successivamente posto il ponte girevole, tagliando l’ultimo torrione nord del Castello Aragonese.

Nel 1870 la popolazione di Taranto e delle sue borgate era di 27.484 abitanti, come si rileva dal Bilancio comunale di quell’anno, e la città era tutta raccolta sull’area dell’antica Acropoli, nell’estremo lembo occidentale della originaria penisola.
Quella città è ora Taranto Vecchia.
Proprio nello stesso anno 1870 l’avvocato Domenico Savino diede inizio all’edificazione del suo palazzo ad oriente del “Fosso”, sorpassando e vincendo la ripugnanza e l’ignavia dei Tarantini che non amavano istallarsi al di là dell’istmo che gli Aragonesi avevano fatto scavare fra il Mar Grande ed il Mar Piccolo a difesa del Castello.
Era il principio del “Borgo” che lentamente, stentatamente nei primi anni, con ritmo accelerato poi, si estese, e vertiginosamente si estende ora, riportando la città nuova sull’area dell’antica città greca.
Coincide col principio del “Borgo” il risveglio dei tarantini nel campo dell’istruzione, come se una forza occulta operasse in loro sospingendoli per vie diverse a riaffermarsi, ad espandersi. Ancora nel 1870 v’era il Seminario e v’erano scuole private, fiorenti alcune, tenute da uomini eruditi e di nobile carattere; ma per i figli del popolo non vi era che una scuola, allogata in un lurido tugurio, nei pressi dell’attuale Palazzo di Città. E nel 1872 furono istituite quattro scuole elementari maschili ed altrettante femminili.

La Camera dei Deputati intanto, già dal 22 luglio 1867 aveva discusso il disegno di legge per la liquidazione dell’asse ecclesiastico. Su proposta di Giuseppe Pisanelli, rappresentante del Collegio di Taranto era stato votato il seguente ordine del giorno:

La Camera invita il Governo a presentare una legge, con la quale, ridotta la dotazione Seminari alla sola parte necessaria per la istruzione ecclesiastica, siano le altre parti della dotazione medesima applicate alla istruzione laica, a beneficio delle province dove si trovano i Seminari.

Ed il 25 novembre 1869 il Consiglio Comunale di Taranto votò, unanimamente, affinché il Seminario fosse convertito in Ginnasio, e deliberò che la rappresentanza municipale procurasse con la massima solerzia di ottenere dal Governo del Re che il locale Seminario e parte delle sue rendite fossero messe a disposizione del Ministero della Pubblica Istruzione e che questo ne disponesse secondo il voto palesato dai cittadini e dal Municipio, dando mandato alla Giunta che nel Bilancio dell’ esercizio successivo fosse stanziata una somma che, in concorso colle rendite del Seminario, fosse sufficiente a sostenere un “Ginnasio-Convitto”. Di qui l’origine del Ginnasio, che venne aperto il 9 aprile 1872 con le due prime classi nel primo anno, aggiungendosi a mano a mano negli anni la terza, la quarta e la quinta, e che con deliberazione della Giunta dell’11 aprile dello stesso anno 1872 fu intitolato al nome di Archita. Fu pareggiato con l’anno scolastico 1884-85.
Ma già con l’anno scolastico 1883-84 si era istituita la prima classe del Liceo, cui seguirono successivamente la seconda e la terza. Con l’anno scolastico 1886-87, auspice il Preside Pietro Pellizzari, il Liceo ebbe il suo assestamento completo, e fu possibile la regificazione del Liceo-Ginnasio avvenuta il 1^ ottobre 1889.
Del palazzo Orfanotrofio, poi detto degli Uffizi ed infine degli Uffici, era stata cominciata la costruzione fin dal 1791 per decreto del re delle Due Sicilie Ferdinando IV di Borbone; inizialmente fu destinato ad accogliere gli orfani dei militari. Ma compiute le fondamenta, il piano terra e la parte delle mura esterne del piano superiore, sopravvennero le vicende del 1799 e i successivi mutamenti di governo, che costrinsero ad interrompere i lavori per lunghissimo tempo; infatti furono ripresi solo nel 1872 e terminati nel 1894. Il palazzo fu ridotto alla forma quadrangolare attuale su disegno dell’ing. Giovanni Galeone.
E’ opinione di vari studiosi, accreditata almeno in parte anche dagli scavi archeologici in corso, che nel periodo greco-ellenistico fosse in questo luogo, e si estendesse fino all’attuale via Mignogna, il complesso che comprendeva l’antico Ginnasio, il famoso Foro del Mercato e il Portico ornato di colonne e di statue, tra le quali furono quelle di Giove e di Eracle, opera di Lisippo. Se così è, il Ginnasio Liceo di Taranto davvero non avrebbe potuto avere più felice e più significativa ubicazione.
Di quegli anni, che furono gli anni più rivoluzionari della moderna Taranto, ricordiamo tre momenti di particolare valore storico-sociale: l’apertura del Museo Archeologico Nazionale (1882), la inaugurazione del Palazzo degli Uffici (1896), il varo della nave Puglia (1898).
Il Museo fu realizzato, dopo una serie di fortunati scavi e di recuperi di preziosissimi reperti archeologici, ad opera e per le insistenze del Cav. Prof. Luigi Viola (che aveva mostrato eccezionali attitudini negli scavi eseguiti in Grecia e che fu Sindaco del Comune di Taranto) presso i competenti organi governativi; esso è oggi uno dei più ricchi e più apprezzati d’Italia, avendo nelle sue raccolte il materiale più abbondante e più prezioso della civiltà preistorica, ellenistica e romana che si sviluppò nella regione.
La costruzione del Palazzo degli Uffici venne ultimata nel 1894, ma i lavori di rifinitura di arredamento si protrassero ancora e l’inaugurazione ufficiale venne fatta solo il 28 giugno 1896.
Tenne il discorso ufficiale il funzionante Sindaco Alessandro Criscuolo. Con le Autorità e le varie rappresentanze erano presenti le scuole in festa, prime fra tutte le scolaresche dell’”Archita”, alle quali ad un certo momento l’oratore in special modo rivolse le sue alate parole:

… Venga la nuova scuola: qui il fulgido pensiero del vero, qui le alte e pure ispirazione dell’arte! L’amore del bello, la fede nel buono dia luce e fiamme, qui, al cuore ed al pensiero di una forte, austera e generosa italica gioventù. Che da queste aule esca a portare nelle case e nella vita, nei pubblici negozi, nel Foro, nella cattedra, sui campi delle battaglie, forza di braccio, di pensiero, di coscienza … Fu opportuno il pensiero di voler congiunta la festa della giovinezza e della scuola col giorno augurale di questo palazzo. L’una e l’altra attestano che la patria risorge e si rinnovella …

L’oratore così terminava:

Oh! Archita, filosofo, legislatore, elleno fra gli elleni, o padre nostro sapiente, divinatore e buono, tu, oggi, ritorni in mezzo a noi. L’ombra sua torna, ch’era dipartita.

 

In un rapporto indirizzato al Sindaco, al termine dell’anno scolastico 1882-83 si legge che c’era stata in quell’anno una eccezionale novità, la quale, mentre al principio aveva sollevato la curiosità e scandalo del pubblico, poi aveva finito per entrare nella coscienza delle persone; e avrebbe trovato imitazione. La novità era che per la prima volta era stata ammessa a frequentare il Ginnasio una ragazza, la Sig.na Orlandi Adalgisa di Francesco, che il Direttore ebbe poi ad additare come modello di assiduità e di profitto.

Intanto, sopravveniva la grande guerra, ed in questa città si dovette apprestare un ospedale per i feriti del settore balcanico: il Liceo Ginnasio ed il Convitto furono ben lieti di mettere a disposizione dell’Autorità militare i loro locali, che furono capaci di mille e duecento letti. Il Liceo-Ginnasio si rifugiò allora nella vecchia casa Tamburrini di via Anfiteatro dove, per insufficienza di aule, le classi funzionarono con orario ridotto ed alternato.
Con l’anno scolastico 1919-20 si fece ritorno al Palazzo degli Uffici.

Da una guerra all’altra: i guai cominciarono subito dopo l’armistizio con l’arrivo delle truppe alleate a Taranto. Nello spazio di due giorni, tra l’agosto e il settembre 1943 l’Istituto dovette essere sgomberato, perché requisito dagli Inglesi. Tutta la suppellettile venne ammucchiata nel mercato di via Anfiteatro; Le Figlie di S. Anna, note a Taranto come le suore di S. Chiara, in via Duomo, eccezionalmente concessero, per fare gli esami di seconda sessione, il chiostro interno del loro monastero con qualche aula a esso adiacente.
Intanto il Comune a sua volta requisì due piani di un palazzo di Piazza Immacolata per le classi liceali; poi le classi ginnasiali trovarono provvisoria ospitalità in un altro edificio di via Pisanelli, qualche classe in un vicino Convento di Suore. Il Comando Inglese permise che nella vecchia sede del Palazzo degli Uffici rimanessero la Presidenza e la segreteria, con grande difficoltà però permettendo l’accesso al personale, e mai al pubblico. Dopo qualche tempo il Comando Inglese occupò anche la Presidenza con tutti i mobili, così come si trovava; rimase quindi al suo posto soltanto la segreteria. Dell’Archivio potettero essere messi in salvo i Registri degli esami e di frequenza, che furono collocati per terra in un angolo di un piccolo corridoio dei locali di Piazza Immacolata; tutto il resto: carteggio, fascicoli degli alunni, diplomi e fascicoli personali dei Professori nonché l’intera Biblioteca dovettero essere lasciati in balia degli occupanti. La situazione si trascinò così per due anni, cioè fino al 1944-45.
Quando i soldati inglesi lasciarono i locali requisiti, l’istituto era in condizioni pietose, l’Archivio distrutto, la Biblioteca devastata, la maggior parte dei volumi asportati, da restaurare tutto ciò che formava ornamento dei corridoi.
Dal 1945-46 il Liceo-Ginnasio tornò a funzionare nei vecchi e gloriosi locali: il resto è storia dei nostri giorni.